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Riserva naturale FORRA DEL CELLINA - 18 aprile 2010
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Purtroppo la direzione del Parco delle Dolomiti friulane ci ha comunicato che una parte del percorso in programma è stata dichiarata momentaneamente inagibile al pubblico per ripristinare la sicurezza di alcuni tratti. Siamo quindi costretti a rinviare la visita a domenica 23 maggio, salvo ritardi nel completamento dei lavori.

La riserva naturale della Forra del Cellina interessa la parte più significativa della grande incisione valliva scavata dal torrente Cellina tra Andreis, Barcis e Montereale. L’aspetto morfologico è quello tipico di un grande canyon, il maggiore della regione e senz’altro uno dei più spettacolari d’Italia, con pareti verticali ed imponenti fenomeni di erosione fluviale. Ha ambienti vari e suggestivi: dalle spettacolari forre dei torrenti Alba, Molassa e Cellina alla panoramica cresta del “Dint” alle grotte didattiche della “Vecchia Diga”. Il sentiero del Dint è un facile percorso che permette di approfondire numerosi aspetti naturalistici (vegetazione, fauna, geologia e carsismo superficiale). I punti panoramici consentono di osservare la forra del Cellina, alcuni tratti della vecchia strada della Valcellina e il lago di Barcis. La vecchia strada della Valcellina percorre le forre dei torrenti Molassa e Cellina ed è il miglior punto di osservazione di questi ambienti generati dall’azione erosiva dei due corsi d’acqua. Le grotte Vecchia Diga sono un sistema di cavità all’interno delle quali si possono osservare numerose morfologie legate ai fenomeni carsici profondi (gallerie, sale, concrezioni, stalattiti e stalagmiti).
Nella visita saremo accompagnati da una guida del parco che ci illustrerà, via via, tutte le particolarità.

Dislivello: 300 m
Difficoltà: T
Tempo del percorso: ore 4
Trasporto: mezzi propri
Coordinatore: Ciro Cargnelli
Scritto da Livio Sverzut   
13/04/2010 - 17:30
Ultimo aggiornamento ( 18/04/2010 - 13:15 )
 
28 Marzo 2010 - F.A.I. - GIORNATA NAZIONALE DI PRIMAVERA
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fai_120.jpgCastelli di Faedis (Anello del Monte Cavallo di Porzus)
Intersezionale: (S. Vito al Tagliamento; Spilimbergo; Faedis; Cervignano del Friuli).
Si rinnova la collaborazione tra CAI e FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) con la giornata nazionale di Primavera (monumenti aperti). Quest’anno visiteremo Il complesso, dei castelli di Faedis che sono in stato di avanzato recupero.Il castello di Cucagna è caratterizzato dall’alta torre quadrangolare con posterla sopraelevata. Non distante vi era la domus fortificata di cui rimangono i muri e una grande cisterna. Il Castello di Zucco antico maniero venne edificato, com’era in uso, in un punto più basso rispetto a quello preesistente, quasi una forma di sottomissione e rispetto verso il primo più antico ed illustre. All’interno del recinto sorgevano il mastio, la domus fortificata, alcune strutture abitative e anche la cappella castellana che ancora oggi è possibile ammirare. Il castello di Soffumbergo fu costruito nel XI secolo e deve la sua importanza soprattutto al fatto che per molti secoli fu il soggiorno estivo del Patriarca di Aquileia.
Il percorso denominato “Anello del Monte Cavallaro di Porzus” inizia dalla piazza di Faedis, seguendo le indicazioni per Canebola si raggiunge in breve le ultime case della frazione di S. Anastasia. Si prosegue da qui per il sentiero che conduce prima al castello Zucco e poi salendo al castello di Cucagna. Da questo punto ci dirigeremo verso la dorsale del monte Cavallaro e seguendo le indicazioni “malghe di Porzuz” arriveremo all’omonima frazione. Cominceremo a scendere fino ad arrivare all’abitato di Clap da qui, lungo un sentiero gradinato, verso la chiesetta di S.Maria Maddalena e poi fiancheggiando muretti a secco seguiremo la direzione degli orti di Canal di Grivò per ritornare al parcheggio.

Carta: Tabacco 026
Dislivello: 600 m
Difficoltà: E - Naturalistica
Altitudine min: 179 m
Altitudine max: 818 m
Trasporto: Mezzi propri
Coordinatori: ON Cesare Vegnaduzzo e MariaTeresa Paci, Massimo Del Ponte
Scritto da Livio Sverzut   
24/01/2010 - 17:48
Ultimo aggiornamento ( 21/03/2010 - 20:41 )
 
21 Marzo 2010 - Pizzo LÓVET (1269 m)
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I luoghi attorno alla Val Tramontina, oggi ritenuti luoghi incontaminati e legati ad un aura di selvatico, furono, nel lontano passato, oggetto di profondo sfruttamento da parte della comunità locale. Una comunità che si trovò costretta a spogliare dalla fitta vegetazione il territorio nel tentativo di espandere i prati producendo così vasti dissesti ed erosioni oggi parzialmente ricuciti da nuova vegetazione. Il Pizzo Lòvet è facilmente riconoscibile dalla strada statale che costeggia il lago di Redona, si intravede, infatti, oltre il bacino con la sua forma piramidale.
Giunti a Inglagna, frazione di Tramonti di Sopra, si inizia l’escursione risalendo il prato sulla destra orografica del Rio de Romanui. Dopo un primo guado ci si innesta nella mulattiera che sale lentamente e, dopo un secondo guado, sul sentiero ora evidente. Si prosegue costeggiando il rio fino ad un’ultimo guado oltre il quale il sentiero, ben segnalato, si fa più impegnativo.
Risaliti i tornanti di una rampa rocciosa si giunge ad una forcellina, si continua a salire nel bosco di faggi e carpini fino ad uscirne in vista delle rocce spoglie delle cime. Si continua attraversando prima un crinale erboso e poi risalendo un’ampio vallone fino a giungere alla forcella, molto panoramica, di quota 1146 m.Si costeggia, quindi, il crinale roccioso fino ad un canalino erboso che porta in cresta seguendo la quale si giunge, in breve, in cima. La discesa avviene per la prima parte per il percorso di salita fino alla forcella più bassa dove si prende il sentiero proveniente dal borgo di Val.
Ad accompagnarci nell’escursione sarà Renato Miniutti autore del libro “Escursioni in Val Tramontina”.


Carta: Tabacco 028
Dislivello: 900 m
Difficoltà: EE
Altitudine min: 363 m
Altitudine max: 1269 m
Tempo salita: 3,00 ore
Tempo discesa: 2,30 ore
Trasporto: Mezzi propri
Coordinatori: Graziano Fregonese e Stefano Viotto

Scritto da Livio Sverzut   
24/01/2010 - 17:40
Ultimo aggiornamento ( 24/01/2010 - 17:45 )
 
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