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PERU’ 2004 – Solidarietà & Alpinismo |
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Negli occhi panorami indimenticabili, nel cuore una grande esperienza, ecco alcune impressioni prese a caldo ai protagonisti di questa grande missione.CARLA: “Colpiscono l’impegno e la serietà che i ragazzi della scuola mettono nel loro lavoro e la serenità con cui vivono una vita fatta di cose semplici ed essenziali.”ANDREA: “E’ stato importante ed interessante aver potuto guardare con i propri occhi una piccola parte di tutto cio’ che Padre Ugo De Censi, assieme a tutti i ragazzi dell’OMG, ha fatto e sta facendo per la gente peruviana: ospedali, scuole, cooperative di lavoro, … ”
 | | ALESSANDRO: ”Dopo aver raggiunto la cima del Nevado Hurus, mentre stavamo scendendo, abbiamo incontrato a circa 5200 m quattro ragazzi peruani, che non avevano più di sedici anni, i quali erano vestiti normalmente di cotone e maglie di lana. Ai piedi avevano scarpe normali e uno di loro addirittura portava delle scarpe da ginnastica. Non avevano l’imbraco e quindi non erano neppure legati. Erano ragazzi della valle dell’Ishinca, sicuramente pastori di pecore, e il motivo per cui si trovavano lì lo sapevano solo loro. | Miguel (la guida d’alta montagna che ci ha accompagnato per tutta la nostra permanenza) parlando con loro nel dialetto chechua, per noi incomprensibile, li ha sicuramente rimproverati anche perché a quel punto erano intirizziti dal freddo e non sarebbero riusciti a scendere senza essere legati con qualcuno che avesse i ramponi. Così li abbiamo legati alla nostra cordata e visto che avevamo guanti e pile che ci avanzavano glieli abbiamo prestati durante la discesa. Infatti ci sono stati degli scivoloni che Miguel prontamente frenava. Finita la neve ci siamo slegati e li abbiamo salutati. Probabilmente era la prima volta che salivano così in alto, non sapevano a cosa andavano incontro. Il motivo per il quale erano saliti è che forse ci avevano visti dal fondo valle e avevano voluto seguirci perché per loro quello poteva essere un nuovo gioco.”IVANO: …qualcuno ha detto: “ Qualche volta la rinuncia e’ una vittoria ancor piu’ grande che il raggiungimento della vetta…” io voglio aggiungere: “…spesso rinunciare e’ molto piu’ faticoso che salire in vetta. In ogni caso la fatica che abbiamo incontrato durante questo viaggio e’ stata una gran maestra di vita!”FEDERICA: “Il cielo terso (tranne quando serviva veramente!), il profumo degli eucaliptus, i colori, il sorriso smagliante di gente dai volti bruciati dal sole e rovinati dalla fatica, il suono ritmato di una lingua calda e solare, l’essenzialità di una notte sulla neve, la gioia della condivisione piena in un campo base che dura giorni, la persona amata accanto a te, l’amarezza per una cima mancata, la fatica ed il dolore, la gioia per la vetta raggiunta, lo sguardo di compassione, la preghiera, l’essenzialità, i colori della terra e della roccia, il luccichio del granito, l’accoglienza, la fedelta’ per le tradizioni, le fotografie, il desiderio di restare ancora ... l’amore per la vita ... di tutto ciò e’ stato ricco il mio Perù!”ALBERTO: “Salire a quelle quote: raggiungere stadi più consapevoli di libertà... E’ come lasciarsi dietro - passo dopo passo, respiro dopo respiro - la parte peggiore di sè e del mondo. E poi tutti quei volti, quei colori, quegli odori così diversi dai nostri ma, forse proprio per questo, più vivi...”.MICHELE: “Il viaggio in Perù è stato un’esperienza stupenda sotto tutti i punti di vista, mi dispiace di non aver condiviso queste emozioni con le persone a me più care; in compenso il rapporto con tutto il gruppo è stato grande, per non parlare della “tenda inferno”.........Ad alta quota ti capita di salire delle grandi montagne ed è lì che ti senti veramente minuscolo; sinceramente a me questa sensazione è piaciuta perchè lì la natura ancora si impone sull’uomo: in cima arrivi solo se la montagna è d’accordo......” |
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Scritto da Alpinando
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06/01/2005 - 19:15 |
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Ultimo aggiornamento ( 31/08/2007 - 23:13 )
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