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Convegno in Carnia sull'ambiente e sulle acque |
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Tolmezzo è stata protagonista a lo scorso Novembre di “Rete Montagna”, dove è stato lanciato un grave allarme: NON PROTETTA LA PRIMA RISORSA - L’ACQUA!
Un protocollo sull’acqua nella Convenzione delle Alpi. La proposta è stata suggerita da Roland Psenner, docente dell’Istituto di ecologia dell’Università di Innsbruck che ha posto il tema dell’acqua come strategico per il ruolo delle Alpi. Richiesta emersa al Convegno internazionale “Rete Montagna”che si è tenuto a Tolmezzo, per iniziativa anzitutto della Fondazione Angelici e dell’università di Udine. Psenner ha osservato che << saranno piuttosto i cicli delle acque che subiranno gli effetti più gravi >>. Il motivo è presto detto: << entro i prossimi decenni dobbiamo calcolare la perdita totale dei ghiacciai e un incremento delle inondazioni invernali e le siccità estive. Tutto ciò metterà alla prova le costruzioni protettive, la produzione d’energia idroelettrica e la disponibilità dell’acqua per l’irrigazione. Prima di tutto però stiamo perdendo gli ultimi resti di fiumi e torrenti naturali>>. Di qui la convinzione dello studioso austriaco che << per proteggere questo patrimonio, parte essenziale delle Alpi, dobbiamo implementare la Direttiva Quadro Europea (Water Framework Directive) il più presto possibile. E se si dimostrasse non adatta a tutte le acque tipiche delle Alpi, come per esempio i ghiacciai, preparare un Protocollo per le Acque della Convenzione Alpina >>. Confrontandosi con quanti in Friuli sono impegnati su questa frontiera, il docente di Innsbruk ha aggiunto che << siccome le Alpi sono una delle prime regioni a subire i massimi cambiamenti climatici, siamo chiamati a reagire prima degli altri e a trovare delle soluzioni sostenibili non solo per noi ma anche per gli abitanti delle pianure>>. Dopo aver ricordato che le previsioni per le temperature medie alla fine del ventunesimo secolo cresceranno tra i 3 e 8 gradi, Psenner ha evidenziato che tra pochi decenni, le Alpi, salvo un paio di eccezzioni, saranno prive di ghiaccio e il permafrost sarà instabile sino a 100 m. di profondità. Secondo l’esperto << Considerando le trasformazioni previste per quanto riguarda la distribuzione e la stagionalità delle precipitazioni, ciò significa un forte aumento sia dei rischio di inondazioni (soprattutto nel semestre invernale) sia dei pericoli di siccità (in estate), ma anche delle frane e delle frantumazioni delle rocce, dovute ad esempio alla penetrazione dell’acqua in zone sinora ghiacciate >>. A causa del cambiamento globale, si modifica tra l’altro la << baseline >>, vale a dire che lo stato naturale tra l’inizio del danneggiamento e la fine della rinaturalizzazione non è più lo stesso. Con queste prospettive è evidente che anche le opere di sistemazione dei corsi d’acqua, le dighe, le centrali idroelettriche, pregiudicheranno la vita dei fiumi. Il docente di Innsbruk ha inoltre argomentato che << il flusso discontinuo dovuto alle grandi e in particolare alle numerose piccole centrali idroelettriche (che complessivamente producono poca energia) provocano danni massicci ai torrenti >>. Sempre secondo lo studioso, anche la concezione di << energia pulita >> va ripensata, poiché l’energia idraulica è << pulita >> a livello globale, ma << sporca >> a livello locale: semplicemente perché ci costa l’ultimo biotopo acquatico naturale >>. |
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Scritto da maxcuntin
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08/01/2007 - 12:39 |
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Ultimo aggiornamento ( 01/09/2007 - 19:19 )
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