Giusto Gervasutti (Cervignano del Friuli, 17 aprile 1909 – Mont Blanc du Tacul, 16 settembre 1946), è considerato l’alpinista più completo del periodo compreso fra le due guerre mondiali. L’intelligenza e l’apertura mentale di Gervasutti, aggiunte alla straordinarie doti fisiche, gli conferiscono la
paternità dell’alpinismo moderno. Egli infatti
seppe fondere la corrente dolomitica con quella occidentale, due scuole che fino ad allora avevano seguito due percorsi divergenti: gli arrampicatori dolomitici da un lato, tecnicamente più avanzati e abituati a ripide pareti ricche di appigli e poste a quote relativamente basse e i ghiacciatori “occidentalisti” dall’altro, con un profondo bagaglio di conoscenze legate alla montagna d’alta quota e abili su pareti granitiche meno ripide, ma lisce.
Gervasutti iniziò da giovanissimo la sua attività alpinistica sulle vette della Carnia e delle vicine Dolomiti, dimostrando già il suo talento in ascensioni come quella del 1930 sulla
parete Nord del monte Siera. Dal 1931 si stabilì per motivi di studio e lavoro definitivamente a
Torino, dove, tra il 1930 e il 1940, si distinse come figura di rilievo dell'alpinismo europeo, stringendo numerose amicizie con i nomi più noti dell'epoca quali
Chabod, Boccalatte, Binagli, De Rege, Gagliardone, Zanetti, Devies, Bollini e Ceresa, con i quali realizzò imprese fino ad allora ritenute impossibili. Spinto da una forza interiore straordinaria, realizzò un susseguirsi d’ascensioni che gli valsero il soprannome
"il Fortissimo" , come fu definito in un articolo di un giornale torinese, che, commentando il successo della squadra del CAI di Torino al Trofeo Mezzalama del 1933, parla del "fortissimo Gervasutti".
Ricordiamo solo le prime ascensioni, in cui già si segnalano i primi capolavori d’intuito e tecnica: nel 1931 nelle Dolomiti la
NO della Cima Toro e la
O-NO della Cima Both; nel 1933 la
salita della cresta sud dell’Aiguilles Noire de Peuterey e la realizzazione di tre grandi ascensioni nel
Delfinato, nel 1934 con Devies la
NO del Pic d'Olan, lo stesso anno la
Punta Cilena o Matteoda nelle Ande e due Cerros superiori ai 5000 metri, nel 1935 la
cresta SE del Pic Gaspard e 1936 la
NE dell'Ailefroide con una costola rotta in un banale incidente. La vigilia di Natale del 1936, Giusto salì il
Cervino per la via italiana. Nel 1938 con Boccalatte salì lo
Spigolo SO del Pic Gugliermina, uno delle più difficili e belle scalate delle Occidentali e nel 1940 con Bollini conquistò l'inviolata
parete Sud del Monte Bianco per la Via del Pilone Nord del Freney. A consacrare il nome di Gervasutti nell’olimpo dei più grandi alpinisti della storia europea sembra essere tuttavia la salita della ghiacciata e selvaggia
Parete Est delle Grandes Jorasses con Gagliardone nel 1942. Sempre teso al raggiungimento di un ideale impossibile, all’indomani della grande impresa Giusto scrisse:
«Niente fremiti di gioia. Niente ebbrezza della vittoria. La meta raggiunta è già superata. Direi quasi un senso d’amarezza per il sogno diventato realtà. Credo che sarebbe molto più bello poter desiderare per tutta la vita qualcosa, lottare continuamente per raggiungerla e non ottenerla mai. Ma anche questo non è che un altro episodio. Sceso a valle cercherò subito un'altra meta. Se non esisterà la creerò».
Il 16 settembre 1946 Giusto è con Giuseppe Gagliardone sullo splendido pilone di granito rosso sulla
parete NE del Mont Blanc du Tacul: il tentativo di scalata fu interrotto dal maltempo. Come più volte gli era successo in momenti critici durante una discesa a corda doppia, una corda rimase impigliata. Giusto morì mentre tentava un recupero, rovinando dallo Sperone che oggi porta il suo nome. Queste sono solo le imprese più significative, ma vanno ricordate anche tutte le scalate compiute nelle Dolomiti, la metodica esplorazione delle montagne del Canavese, le numerose salite sulle Alpi piemontesi e la scoperta di molte palestre di roccia.
Portano oggi il suo nome la Scuola d’Alpinismo di Torino, della quale fu il direttore, una sottosezione del C.A.I. Milano, la nostra sezione e due bivacchi: uno ai piedi della parete Est delle Grandes Jorasses e
l’altro nella Val Cimoliana.
Per saperne di più:
Nel 1945 pubblicò la propria biografia nel libro
Scalate nelle Alpi, un classico della letteratura alpinistica.
Il libro è stato ripubblicato nel 1985 col titolo
Il Fortissimo dalle Edizioni Melograno – Milano.