|
Il Canin è la montagna più alta per chi guarda dalla pianura. Durante la Grande Guerra la catena rocciosa che dal Canin si dilunga fino al Rombòn rappresentò un importante balluardo delle linee italiane. Ai nostri giorni Canin è soprattutto sinonimo di carsismo, speleologia, abissi tra i più profondi al mondo.Dal Rifugio Gilberti si prende il sentiero che sale a sella Bila Pec (2005 m). Da qui il sentiero continua, quasi pianeggiante, incontrando un bivio da cui parte la via ferrata Julia. Si prosegue lungo il sentiero che con leggeri saliscendi conduce in breve alla sella Grubia (2040 m - ore 1,30). Risalito il pendio di roccette si scende ad una selletta da cui s’impenna il Picco di Carnizza. Rimontando il lato settentrionale della frastagliata cresta, che a sud precipita vertiginosamente, si guadagna la base della parete rocciosa. Per una facile rampa si sale a destra sull’affilata cresta attrezzata con cavo e staffe. Poi per gradoni più inclinati si raggiunge il crinale sommitale, lungo il quale, con difficoltà decrescenti si raggiunge la vetta del Picco di Carnizza (2441 m - ore 1,20). Si prosegue, quindi, sul filo di cresta con una breve discesa fino alla sella che divide il Picco di Carnizza dal monte Canin, per risalire, sul lato opposto, le pendici del Canin stesso fino alla cima (2587 m - ore 0,40). Si prende, quindi, a scendere lungo il sentiero che volge ad est fino al bivio con la via ferrata Julia. Si inizia a scendere per questa incontrando subito le attrezzature di cavi, staffe e fittoni che, in maniera continua, ci accompagnano fino alla sua base su quello che resta del ghiacciaio del Canin. Da qui lungo il sentiero si ritorna al rifugio Gilberti (ore 2,15).
Carta: Tabacco 027
Dislivello: 800 m
Difficoltà: EEA
Altitudine min: 1850 m
Altitudine max: 2587 m
Tempo del percorso: salita ore 3,30, discesa ore 2,15
Trasporto: mezzi propri
Coordinatori: Alessio Tavagna e Alessandro Tecovich
|