Appunti a margine del 5° corso Base di Alpinismo, anno 2004.
E così ricomincio, di nuovo, a salire. Da quando la vita ha iniziato a parlarmi di sé con la chiarezza e la grande immediatezza di cui lei sola appare capace, ho riconosciuto nella dimensione “verticale” un aspetto fondamentale dell’essere umano, un aspetto indispensabile di me stessa. Salire per elevarsi da terra e guardare le cose dall’alto, salire con il corpo per sentirlo proprio, salire in compagnia per iniziare a dirsi anche le cose importanti, salire da soli per provare a sentire nel silenzio molte, molte voci.
Ma a salire si impara, perché la dimensione verticale è la più difficile, delicata, impegnativa dimensione dell’uomo … ma sicuramente la più meravigliosa. Per me salire significa anche, e soprattutto, vivere e confrontarmi con la montagna, con le sue bellezze e i suoi aspetti sconosciuti, con la sua grande ospitalità e le sue grandi asprezze. E naturalmente la montagna si impara, in molti, personalissimi, modi.
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vivere e confrontarmi con la montagna
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Quest’anno ho scelto di conoscerla un po’ di più durante il 5° corso base di alpinismo organizzato dalla nostra sezione a Cervignano. Un numeroso e vario corso base, composto da 14 corsisti uomini … e donne!! (ben 4), da corsisti più e meno giovanissimi, tutti comunque riuniti nel desiderio di imparare a salire. Un corso base organizzato con cura, ben seguito e sostenuto dal gruppo di giovani rocciatori della sezione, che hanno accompagnato e affiancato Pierpaolo Pedrini, eccezionale guida alpina, che ci ha fornito le nozioni e le istruzioni essenziali per affrontare con rispetto e sicurezza la montagna, insegnandoci a salire arrampicando. Sono stati diversi, e numerosi, gli aspetti trattati nel corso: dalla scelta dell’attrezzatura che ci consente di assicurare i nostri passi in verticale, alle tecniche di movimento del corpo e di impiego dell’attrezzatura per la salita sulla roccia, dalle numerose misure di attenzione richieste per la nostra progressione e per quella dei nostri compagni in una cordata, all’accortezza che la montagna richiede agli uomini per poterla vivere il più possibile privi di rischio, interpretando ad esempio i segnali di cambiamento atmosferico e i punti di riferimento che consentono di mantenere il proprio piano di rotta. E così sono stati piacevoli e stimolanti i primi tiri sulle falesie del Carso, più piacevoli e divertenti i momenti (finalmente privi di preoccupazioni quotidiane) trascorsi con le persone incontrate al corso, che si stanno rivelando ancora più piacevoli ed interessanti perché in loro scopro, gradualmente, la mia stessa volontà di “andare su”. E così ho ripreso a salire, la domenica e nel tempo libero, e a salire mi preparo, magari il giovedì sera nell’incontro settimanale con i soci della sezione, e infine salgo, con qualcuno che mi accompagna nelle mie “vie in verticale”, salgo con qualcuno … veramente con molti, che conservano il rispetto per le altezze, e che al momento opportuno sanno spendersi per il loro desiderio di “salire, sempre, più in alto”.
Federica Benacchio
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