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"Alpinando incontra LUIGI MAIERON"
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Lo scopo di un confine è quello di circoscrivere una zona, definire il territorio di una stato o di una regione. Ha diverse forme: cippo, filo spinato, staccionata, muraglia, insomma ha molte facce, diverse possibilità.
Penso sia capitato a tutti di temere un posto di controllo ad una frontiera.
Chi scrive prova disagio ogni volta che ne deve attraversare una! Durante il controllo dei documenti, avverto sempre un disagio, una sorta di timore, quasi fosse una prova da superare. "Sarà tutto a posto?" "Avrò i requisiti?" Poi, finalmente, ...

Luigi Maieron

 



Luigi Maieron

Luigi Maieron è nato nel 1954 a Cercivento (UD). Dal nonno e dalla madre musicanti, ha ereditato la passione per la musica. Il profondo legame per la sua terra lo ha portato nel 2002 a pubblicare il disco “Si Vîf’, prodotto da Massimo Bubola, co-autore di canzoni di Fabrizio De Andrè.
Giovanissimo si avvicina alla musica popolare collaborando con la propria madre fisarmonicista folk. Nel 1998 pubblica il Cd “Anime femine”, sempre nel 1998 gli viene assegnato il premio “Moret d’âur”. Nel 2002 ha pubblicato il libro di poesie “Orepresint” .

 


la sbarra si alza, un sospiro e via, fino al… prossimo:"Alt".
La mia poca voglia di viaggiare, le frontiere aperte, i muri abbattuti, hanno risolto gran parte delle mie fisime, ma il confine ha ormai una serie infinita di ‘competenze’ e un giorno, mentre definivo un testo poetico che spiegava la difficoltà al dialogo, ho concluso il versetto con le parole: "confine invisibile".
E’ vero, un confine ha molte forme, infinite, tanto che può essere persino invisibile! Ma che tipo di confine è questo?
E’ il confine delle distanze, il confine che ci chiude nello 'stato del nostro "io"', che ci rende distanti, a volte irraggiungibili. E’ il confine dello "Stato individualista", dove il senso dell’insieme è sostituito dal "io" che, troppo occupato di sé, non riesce più a capire l’altro, a capire il diverso! La corsa incontro al progresso non si ferma, guai se succedesse. Il progresso è sinonimo di benessere, di bisogni da soddisfare, di corsa in avanti, di futuro, ecc. ecc… ma…
Perché nonostante tutte queste buone qualità ci lascia un senso di disagio, perché è così facile arrivare alla divisione, a stadi di distanza, a vivere di solitudine?
E’ il tempo che pianta i suoi confini? E' crescendo che ci isoliamo?
Giacomo Leopardi diceva che: "I bambini trovano il tutto nel nulla e i grandi vedono il nulla nel tutto!"
E’ così? O è sottrazione al senso dell’insieme. Individualismo uguale restringimento in se stessi… sottrazione al senso comune. Ci sottraiamo? Togliamo qualcosa alla comunità con il nostro restringimento?
Non lo so! Certo è che troppo spesso il confine marca e divide, isola ed impedisce, toglie possibilità.
La vita sta prendendo una curiosa forma "a confine" e, noi che l’attraversiamo, troviamo naturale adeguarci alle sue forme a punta.
Il confine pretende un lavorio incessante di equilibri e superamento del forte senso dell'"io" che ogni società materialista pretende. Forse è vero che per il progresso si paga un poco in umanità, ma un confine non può e non deve dividere mai del tutto, perchè non siamo in lotta con i nostri simili, ma con il tempo.
Luigi Maieron
Scritto da Alpinando   
11/08/2004 - 00:50
Ultimo aggiornamento ( 31/08/2007 - 20:32 )
 
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