Sentiero CAI 903

Sentiero CAI 903 Casera Feron – Casera Cornet (bivacco F. Zanette) – S. Antonio in Zerenton

Sentiero CAI 903

Gruppo montuoso: Col Nudo

Difficoltà: E
Segnaletica: buona
Condizioni tracciato: discrete/buone (qualche tratto disagevole nella parte centrale)
Lunghezza: 8 km

Dislivello in salita con partenza:
da S. Antonio in Zerenton  1150 m
da Cellino per Casera Feron 1400 m
se integrato con CAI n. 901 (anello gola Vajont) 1200 m

Flora: bosco di faggio fino a quota 1350, quindi bosco misto di larice, pino cimbro e faggio. Da quota 1660 (Gialinut) inizia il pino mugo sino al Pian Grant, bellissima piana prativa. Il percorso da casera Cornet a S. Antonio in Zerenton è caratterizzato da un succedersi di cedui di faggio più o meno degradati e di boscaglie termofile con carpino nero e orniello con sporadiche presenze di betulle. Ricchissimo lungo il percorso, il corteggio floristico minore.

Fauna: rarefatta la presenza faunistica. Avvistati alcuni camosci.

Note: traversata abbastanza impegnativa, sia per la lunghezza del percorso che per il dislivello elevato, soprattutto se compiuto partendo da Cellino. Una valida alternativa, è quella di compiere un anello integrando il sentiero CAI 901, che attraversa la selvaggia gola del torrente Vajont, con partenza e arrivo da S. Antonio in Zerenton; quest’ultima variante, da effettuarsi lontano da periodi piovosi, comporta l’attraversamento di alcuni guadi e di alcuni brevi tratti attrezzati.

Relazione:

(Partenza del sentiero CAI n. 903)
1-partenzaScendendo dal passo di S.Osvaldo in direzione di Erto, imbocchiamo una stradina asfaltata sulla sinistra, e una volta oltrepassato il torrente Tuara e parcheggiata l’auto, individuiamo una ripida scalinata; è la partenza del sentiero CAI 903, segnalato con tabelle e i consueti segni bianco-rosso.
Un breve traverso ci porta alla cappella di S. Antonio in Zerenton, in prossimità del bivio con il sentiero CAI 901 (762 m) che a destra va a percorrere la gola del torrente Vajont.
Il 903 prosegue a sinistra rimontando il lungo costone occidentale del monte Cornetto; il sentiero in questa prima parte è ben marcato e largo, mai troppo ripido. Si sale immersi nella fitta faggeta, ma di tanto in tanto si apre all’improvviso il panorama su Erto, il lago del Vajont, i monti circostanti e purtroppo, sull’enorme frana del monte Toc, che a distanza di quarantacinque anni dalla tragedia, si nota ancora chiaramente. A quota 1350 raggiungiamo la sommità del costone e iniziamo a percorrere la spalla La Roppa, entrando in un bosco di abeti e faggi; i giochi di luce attorno ai fusti, alcuni giganteschi, fanno assumere alla zona un aspetto fiabesco.
Raggiunta quota 1600 circa, inizia un traverso in falsopiano che spostandosi sul versante di Cimolais, lentamente aggira il monte, fino a sbucare nell’ampia vallata dove troviamo i ruderi della casera Cornet e il ricovero attuale intitolato a Flavio Zanette (1629 m). La vista sui monti circostanti è notevole: La Palazza, Il Duranno, La Cima dei Preti, il Vacalizza, con un po’ di attenzione localizziamo anche il celeberrimo Campanile di val Montanaia. Nei pressi dei ruderi, una vecchia fontana veste ora i panni di cartello indicatore; seguiamo le indicazioni proseguendo per un tratto ai margini del pascolo, per poi in lieve salita, addentrarsi nel bosco. Ne usciamo in quello che è il pascolo del Pian Grant, una vasta radura erbosa, prosecuzione della precedente. Oltrepassata una fontana (acqua), raggiungiamo in breve la sommità del pascolo (1710 m); da qui una traccia porta alla sommità del monte Cornetto (1792 m), ora si apre la vista sulla parte più nascosta e selvaggia del torrente Vajont, quasi ne individuiamo le sorgenti, incassate tra le erte cime del Col Nudo e quelle delle Cime di Pino. Ora il sentiero piega decisamente a sinistra e inizia a scendere nella vallata opposta. La mulattiera è ancora in buone condizioni, anche se in alcuni tratti cespugli di ginestre infestano il tracciato rendendo difficoltoso il passaggio. Raggiungiamo un piccolo ghiaione sotto la cima di Tola (1580 m), e si ricomincia a salire fino a raggiungere una piccola selletta (1640 m), il sentiero piega bruscamente a destra (segnavia su pietra, ignorare traccia a sinistra) e continua a salire seguendo il filo di cresta all’interno del bosco.
Inizia ora un tratto nervoso che con continui saliscendi e spostandosi in continuazione da un versante all’altro del monte Gialinut, per lo più boscosi, richiede un po’ di attenzione. Raggiunta la dorsale ovest del Gialinut nei pressi di una piccola insellatura (1600 m), il sentiero si volge definitivamente sul versante meridionale, iniziando la discesa verso casera Feron. Ci inoltriamo sempre più nel fitto bosco di faggio, fino a raggiungere un piccolo terrazzo prativo (1350 m); la traccia è buona, ma alla presenza di erba alta, prendiamo come riferimento i tre aceri isolati in fondo al prato. La segnaletica ci invita a rientrare nel bosco, da qui la pendenza aumenta considerevolmente, e non ci darà tregua fino alla casera Feron (992 m, fontana con poca acqua), nonostante ciò, il sentiero è in condizioni buone e sempre ben segnalato.
Giunti a casera Feron, termina il sentiero 903, da qui si può proseguire con la traversata raggiungendo Cellino con il sentiero cai 901, o rientrando al punto di partenza, sempre con il 901, ma attraverso la gola del Vajont.

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Bivio tra il sentiero CAI 901 e il sentiero CAI 903

 

 

 

 

 

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Vista su Erto, lago Vajont e frana del Monte Toc

 

 

 

 

 

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Campanile di Val Montanaia

 

 

 

 

 

 

 

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Pian Grant (1710 m)

 

 

 

 

 

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Cime di Pino e Torrente Vajont

 

 

 

 

 

 

 

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Bivio nel bosco (1600 m circa)

 

 

 

 

 

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Selletta prima della Cima di Tola (1600 m)

 

 

 

 

 

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Radura (1350 m)

 

 

 

 

 

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Ricovero Casera Feron

 

 

 

 

 

Relazione e fotografie di Luca Durì.

A cura di Silvestro Marcuzzi


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