Author Archives: Giorgio

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Mercoledì 17 maggio 2017 – Monte BOTTAI (1526 m)

Il Monte Bottai è una poco marcata elevazione compresa lungo la dorsale che unisce il Monte Piciat al Monte Piombada, poco a nord di Verzegnis.

Salendo il tratto di strada da Verzegnis a Sella Chianzutan, in prossimità degli Stavoli Loida, a quota 808 m, si incontra, sulla sinistra, una strada forestale con indicazione “AVRINT”.
Parcheggiate le auto imbocchiamo la forestale che, con pendenza moderata, sale verso la Malga Avrint. Poco prima di raggiungere la malga si incontra il sentiero CAI 811 che salendo da sella Chianzutan raggiunge La Forca poco sotto la cima del Monte Bottai. Si prosegue quindi per la forestale, che ora porta il numero 811, fin dove si esaurisce in corrispondenza del panoramico ripiano di Malga Avrint.
Il sentiero continua dietro la casera salendo ad ampie svolte fino a quota 1230 m dove, in corrispondenza di una parete rocciosa si piega bruscamente a destra. Dopo aver compiuto una larga ansa il sentiero si orienta nuovamente verso sinistra fino a raggiungere un ripiano che ospita dei muretti a secco e quindi, attraversando il versante settentrionale del monte con qualche saliscendi, si esce sul crinale orientale del monte. Abbandonato definitivamente il sentiero, che ora scende verso La Forca, si piega a destra per risalire il crinale sbucando, poco dopo, sull’erbosa vetta del Monte Bottai.
Per la discesa si segue una traccia di sentiero che scende direttamente al pianoro sottostante dove si incontra il sentiero di salita e, con questo, si scende alla Malga Avrint e, per la forestale, alla macchina.

Carta Tabacco: 013
Difficoltà : E
Dislivello : m. 800
Tempo del percorso : salita ore 3 discesa ore 2
Altitudine min : 808 m
Lunghezza: 8 km
Altitudine max : 1526 m
Coordinatori : Graziano Fregonese 346 6853375 e Livio Sverzut 328 3617576

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Categoria : Gruppo Seniores


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piccolo-belepeit

23 Aprile 2017 – Piccolo Belepeit 1170 m

Per raggiungere il Piccolo Belepeit, si parcheggia l’auto a Villanova (Chiusaforte) presso il grande parcheggio lungo la statale.

Entrati a Villanova si imbocca via Volanic. Presso l’ultima abitazione, si prende a sinistra un sentiero senza indicazioni che presto ci porterà sopra la cascata che sovrasta Villanova.
Il sentiero prosegue in traverso immettendosi sul segnavia 425 che si segue verso sinistra. Poco oltre un capitello votivo il sentiero presenta tratti leggermente esposti. Con attenzione si arriva agli stavoli Polizza, dove l’ambiente cambia radicalmente.
Oltrepassati gli stavoli, si imbocca sulla sinistra il sentiero che porta ad attraversare il Rio Cuestis nei pressi della presa dell’acquedotto per poi risalire a Polizza di Là.
Il sentiero per il Piccolo Belepeit si imbocca alle spalle dei ruderi dell’ultimo stavolo che incontreremo. Si guadagna quota in fretta, attraversando alti sulla forra del rio Simon e incontrando una bella radura. Terminato questo tratto ci si trova ad aggirare la sommità franosa dell’incassato e orrido alveo del Riu di Cueste Spiçade, ben visibile anche dalla statale Pontebbana. Ancora un tratto di traverso all’altezza delle Cjalcinis ed al termine di una breve discesa siamo allo stavolo Belepeit, con alle spalle l’imponente paretone roccioso della cima.
Per raggiungere la sommità, ripassiamo a ritroso per le Cjalcinis, e pieghiamo a sinistra lungo una traccia che con una serpentina fra i pini risale l’erto costone.
Si attraversa brevemente sulla sinistra trovando una piccola radura e quindi un successivo ripiano che si percorre in obliquo sulla sinistra per poi puntare a vista verso il punto più alto (Piccolo Belepeit o Belepeit Padovan 1170 m).
Si scende liberamente verso Nord-Est e poi verso Nord lungo la dorsale fino ad incontrare il segnavia CAI 425, il quale a sinistra porta alla Cunturate, mentre noi proseguiremo a destra fino ai resti dello stavolo Cuestis (1140 m).
Da qui si scende in direzione sud, fino al greto del Rio Cuestis. Guadato il rio, si risale sul versante opposto e dopo aver incrociato il sentiero 425a si inizia la discesa verso gli stavoli Polizza. Da qui si riprende il sentiero fatto in salita, lasciando il sentiero 425 e quindi scendendo a destra lungo un sentiero che con numerosi tornantini raggiunge la pista ciclabile. Si segue la ciclabile verso sinistra fino alla cascata e quindi si scende la scalinata che riporta nel borgo di Villanova, chiudendo l’anello.
Partenza ore 07:00 dalla sede CAI Cervignano
E’ possibile la presenza di zecche, pertanto si raccomanda vestiario adeguato.

Carta: Tabacco n°018
Dislivello: 800 m
Difficoltà: E
Altitudine min: 364 m – Villanova (Chiusaforte)
Altitudine max: 1170 m – Piccolo Belepeit
Salita: 2.30 h
Tempo totale: 5.00 h
Coordinatori: Alessandro Filippo 339 3266319 Renato Taverna 331 2095993

Bibliografia:
Tròis, F. Paolini, Edizioni La Chiusa, 2011

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Categoria : Le nostre escursioni


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Invito vajont

La grande frana del Vajont – dagli storia geologica ai recenti studi geofisici

Vajont

Proseguono gli eventi culturali al Cai di Cervignano e organizzati in collaborazione con gli Gli amici della montagna Basso Friuli

LA GRANDE FRANA DEL VAJONT: dalla storia geologica ai recenti studi geofisici

lunedì 24 ottobre alle ore 20:45
presso la sede del CAI di Cervignano

Con la partecipazione di Massimo Giorgi – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale (OGS) Trieste

la frana Vajont - vikipediaLa frana del Vajont rappresenta la più grande frana caduta in epoca storica ed è stata largamente studiata sia per le note conseguenze catastrofiche che per la grande quantità di dati disponibili, nel prima e nel dopo. A dispetto della cospicua letteratura tecnica, vi sono una serie di quesiti scientifici, ai quali non è stato possibile rispondere in modo rigoroso e soddisfacente.
L’intervento di lunedì sera racconterà, attraverso tre diverse storie temporali, con un linguaggio comprensibile anche ai non addetti ai lavori, l’evoluzione “geologica” della valle del Vajont, mettendo in evidenza gli elementi geomorfologici che l’hanno formata, il contesto energetico/idraulico di quel momento del dopoguerra e il perché si è voluto costruire una diga in quella valle.
Le tematiche ancora aperte riguardano le proporzioni dell’onda che ha scavalcato la diga, la velocità di caduta ed il movimento in massa di un’enorme porzione del versante nord del Monte Toc.
L’OGS, assieme alle Università di Padova e di Milano, ha condotto uno studio, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia a 50 anni dall’evento, per capire in maniera approfondita questi fenomeni. Lo studio si è sviluppato attraverso un’analisi di dettaglio dell’assetto strutturale del piano di scivolamento e soprattutto delle geometrie e delle caratteristiche interne dell’accumulo.
E’ stata un’attività complessa e molto articolata che ha coinvolto anche diverse altre istituzioni per reperire dati del tutto inediti, dei quali si conosceva l’esistenza, ma che non erano disponibili.
Questi dati insieme alle nuove osservazioni geologiche e geofisiche, hanno consentito di ottenere degli importanti risultati nella definizione dei fattori predisponenti e soprattutto nella ricostruzione delle dinamiche di scivolamento della frana il cui modello è stato quasi completato.

Con il contributo di:
R. G. Francese – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale (OGS) Trieste, Università di Parma.
A. Bistacchi – Università di Milano Bicocca.
A. Bondesan – Università di Padova.
M. Massironi – Università di Padova.
G. Böhm – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale (OGS) Trieste

Dott. Massimo Giorgi, geologo-geofisico, Consigliere dell’Ordine Regionale dei Geologi del Friuli Venezia Giulia. Lavora come tecnologo presso l’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale.
Si occupa dell’applicazione di diverse metodologie geofisiche per l’investigazione e caratterizzazione del sottosuolo per scopi ambientali: studio di frane, dissesto idrogeologico oltre che studio dei ghiacciai nell’ambito dei cambiamenti climatici.
Socio da più di 30 anni della “Società Alpina delle Giulie” di Trieste, alpinista e Istruttore di Sci-Alpinismo della Scuola “Città di Trieste”, con all’attivo numerosi 4.000 e 3.000 dell’arco alpino e alcune spedizioni extraeuropee: Ecuador, Cile, Nepal, Cina con salite di vulcani e montagne di 6.000 e 7.000 m.

vi aspettiamo
non mancate!

Categoria : Attività varie


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